Parte 6 · Il Fuoco — Le Lezioni che Costano
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L'Onda che non vedi arrivare

La crisi del Superbonus raccontata dall'interno

⏱ 7 min di lettura

«Quando il mare si ritira velocemente, significa che sta arrivando uno tsunami.»

ROMA, DICEMBRE 2023.

Eravamo seduti in una sala riunioni. Tavolo in legno scuro, sedie in pelle.

Cherubini e Amato erano dall'altra parte. Avevo lavorato con loro per anni. Ma quella mattina, guardandoli, sentivo che stavo guardando due persone che cercavano di convincersi di qualcosa mentre il pavimento cedeva sotto di loro.

“I crediti fiscali si sbloccheranno,” diceva uno. “Le banche stanno solo aspettando che il governo chiarisca le regole. È una crisi di liquidità temporanea.”

“Quanto è grave?” ho chiesto.

Silenzio.

Poi: “Stiamo gestendo la situazione.”

In quel momento ho capito. Non la risposta, ma il silenzio prima della risposta. Quel secondo e mezzo in cui nessuno dei due ha saputo cosa dire.

Era finita.

Per capire quello che è successo a Renovars, bisogna capire cosa era il Superbonus.

Era il 2020. Il governo italiano varava un incentivo fiscale senza precedenti: il Superbonus, il 110 per cento di detrazione sulle spese di riqualificazione energetica e messa in sicurezza degli edifici. In pratica, lo Stato ti rimborsava più di quello che spendevi. E attorno agli incentivi girava il vero motore del sistema: la cessione dei crediti. Le aziende potevano cedere i crediti fiscali alle banche, che li acquistavano subito — liquidità immediata.

Qui serve una precisazione che in pochi fanno. Facile Ristrutturare con il 110 non lavorava nemmeno: faceva solo ristrutturazioni d'interni, e il suo strumento era lo sconto in fattura al 50 per cento — il vecchio, collaudato bonus ristrutturazioni. Ma il meccanismo di finanziamento era lo stesso: cedere i crediti alle banche per avere liquidità immediata.

Per il settore fu un'esplosione. Facile Ristrutturare — la sorella maggiore di Facile Immobiliare nel gruppo Renovars — passò dai quasi 100 milioni di ricavi del 2021 ai 246 milioni del 2022. Una crescita verticale, quasi irrazionale.

E con essa, anche Renovars Real Estate — la nostra divisione immobiliare — cresceva. Le due attività si alimentavano a vicenda: chi ristrutturava spesso aveva bisogno di vendere o acquistare. Il modello sembrava perfetto.

Sembrava.

Quando le banche chiudono il rubinetto

Nel 2023, il governo inizia a limitare lo sconto in fattura. Le banche, che avevano comprato i crediti fiscali al 90% del loro valore nominale, cambiano le condizioni: ora li comprano al 60%. Al 50%. Alcuni smettono di comprarli del tutto.

Per un'azienda come Facile Ristrutturare, il cui modello era basato sulla cessione immediata di quei crediti per finanziare i lavori in corso, fu un corto circuito. I cantieri si bloccano. I clienti che avevano già pagato aspettano lavori che non arrivano. I fornitori smettono di lavorare perché non vengono pagati.

Nel 2023, Facile Ristrutturare chiude il bilancio con una perdita di 89 milioni di euro.

Renovars, la holding che controllava tutto, chiude il 2023 con una perdita di 38 milioni. Patrimonio netto: negativo per 27 milioni. Tradotto per chi non mastica i bilanci: l'azienda valeva meno di zero. I debiti superavano tutto quello che possedeva.

E a cascata, Renovars Real Estate — la nostra divisione immobiliare — che sfiorava i 10 milioni di ricavi, si ritrova con una perdita di quasi 3 milioni nell'ultimo bilancio.

Come ho dichiarato a MilanoFinanza nel febbraio 2026: “Con lo stop dello sconto in fattura il sistema è collassato. Contavamo su accordi con le banche per cedere decine di milioni di euro di crediti fiscali che sono venuti meno.”

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