Il 3 giugno 2026, Sala Stampa della Camera dei Deputati. Il Senatore Maurizio Gasparri deposita il Disegno di Legge AS 1894 — la prima riforma organica della professione di agente immobiliare da quando, nel 1989, è stata scritta la legge che ancora oggi ci governa. Trentasette anni. È più di una generazione professionale intera.
Per chi mi conosce, questa è una notizia che aspettavo da tempo. E per una volta, lo dico senza giri: applaudo. Applaudo il governo, applaudo il Parlamento, applaudo le associazioni che hanno fatto il lavoro vero — quello silenzioso, di anni, fatto di tavoli tecnici e mediazioni — perché senza quel lavoro nessun Ddl sarebbe arrivato a Montecitorio.
Il 3 giugno 2026 il Ddl AS 1894 ha aperto la prima riforma organica della professione di agente immobiliare dal 1989: trentasette anni di silenzio normativo. I punti che cambiano davvero sono la formazione obbligatoria continua, il conto corrente segregato per le somme dei clienti e il riconoscimento del property management. Per chi vuole strutturarsi è una notizia enorme.
Cosa cambia, in concreto
Il Ddl 1894 interviene sui pilastri che il settore lasciava scoperti da decenni. Formazione continua obbligatoria: 60 ore triennali, crediti certificati dalle associazioni di categoria firmatarie del CNEL. Forma scritta obbligatoria nell'esercizio dell'attività di mediazione. Conto dedicato e segregato per la gestione tracciabile delle caparre e degli acconti ricevuti nelle trattative. Percorso universitario dedicato per l'accesso alla professione. Inquadramento normativo del property management, oggi zona grigia. Possibilità di intermediare quote societarie immobiliari senza ulteriori abilitazioni. Agenti esperti nelle commissioni d'esame camerali.
"Si intende adeguare la disciplina della professione alle trasformazioni del mercato immobiliare, valorizzando il ruolo degli agenti immobiliari professionali quali soggetti centrali di garanzia, trasparenza e sicurezza nelle transazioni."
Sono parole di Gasparri. Sottoscrivo ogni virgola.
I nomi di chi ha avuto il coraggio
Primo firmatario: Maurizio Gasparri, Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato. Cofirmatario: Adriano Paroli. A illustrare l'iter alla Camera è stato il deputato Raffaele Nevi. E poi la Consulta Interassociativa — Fabrizio Segalerba (Presidente FIAIP), Maurizio Pezzetta (Vicepresidente Vicario FIMAA), Renato Maffey (Presidente ANAMA). Tre sigle che storicamente fanno fatica a parlarsi e che stavolta hanno scelto di parlare con una sola voce.
Non è banale. In Italia, di solito, chi rappresenta una categoria litiga prima di trovare l'accordo. Stavolta no. Stavolta l'unità ha prodotto un testo che ha senso. A loro va il mio grazie pubblico — senza la pazienza istituzionale di queste persone, oggi staremmo ancora a parlare di "necessità di una riforma" come si parla del meteo.
Perché applaudo, anche se di solito non applaudo
Chi legge le mie newsletter sa che ho posizioni nette e che raramente mi trovo in sintonia con la politica italiana sui temi del nostro settore. Stavolta però c'è poco da discutere: questa riforma fa esattamente quello che serviva. Alza l'asticella sulla professione e mette i paletti dove fino a oggi c'era il vuoto. Quel vuoto era diventato il principale alleato di chi opera senza metodo, senza competenza e — non di rado — senza legalità.
Perché è una notizia enorme per chi vuole scalare
Se gestisci un'agenzia e stai cercando di trasformarla in azienda, questa riforma è la migliore notizia degli ultimi dieci anni. E lo dico per tre ragioni precise.
La prima: ufficializza il principio che la professionalizzazione non è un costo, è il prerequisito. Sessanta ore triennali certificate non sono un peso burocratico — sono il pavimento minimo sotto il quale, da domani, chi vuole giocare seriamente non scenderà più. Per chi ha già investito in formazione, è il vantaggio competitivo che diventa norma. Per chi non lo ha fatto, è il momento di decidere se rimanere o uscire.
La seconda: il conto dedicato segregato per le caparre elimina dal mercato chi ha sempre operato nell'opacità. Era ora. Le caparre maneggiate male sono uno dei vettori di abusivismo più gravi del settore. Renderle tracciabili per legge è un'operazione di pulizia che vale più di mille controlli ex post.
La terza, che pochi colgono ma che vale enormemente: l'inquadramento normativo del property management apre a chi gestisce immobili per conto di terzi un quadro chiaro che fino a ieri non esisteva. È una linea di ricavo strutturale, ricorrente, che adesso può essere progettata, capitalizzata, scalata. Per gli imprenditori veri del settore — quelli che pensano in termini di sistemi e non di singole transazioni — questa è una vena nuova da aprire.
La parte che disturberà qualcuno
Lo dico chiaramente, come faccio sempre: questa riforma non è gentile con chi ha costruito la propria carriera nell'improvvisazione. Chi ha gestito caparre su conti correnti personali, chi non ha mai aggiornato le proprie competenze, chi ha lavorato senza incarichi scritti — e parlo di una fetta non piccola delle 50.000 agenzie attive in Italia — si troverà a operare in un nuovo perimetro. Bene così. Il mercato premia chi si è già professionalizzato. La legge sta solo ratificando una direzione che era già scritta nei numeri.
A Gasparri, Paroli, Nevi e alle tre sigle: grazie
Lo dico semplicemente. Senza retorica. Grazie. Per aver lavorato a una riforma organica e non a una toppa. Per aver coinvolto chi opera sul campo invece di legiferare da scrivania. Per aver scelto di intervenire su un comparto che muove decine di miliardi all'anno e che meritava da decenni un quadro normativo all'altezza del valore economico che produce.
Adesso il provvedimento deve fare il suo cammino in Parlamento. L'auspicio è uno solo: che chi ha avuto il coraggio di scrivere il testo abbia anche la determinazione di portarlo in fondo. Su questo argomento, l'unica cattiva opzione sarebbe lasciare il Ddl a metà strada — magari per ragioni di calendario o per il solito tira e molla emendativo che svuota di senso le buone leggi.
Per chi vuole davvero costruire azienda, niente di tutto questo è una sorpresa. È solo la conferma normativa di una direzione che era già obbligata. La differenza, come sempre, la farà chi si fa trovare pronto.
Io sono pronto. La mia squadra è pronta. E tu?