Quanto costa vendere casa con l'agenzia nel 2026

RISPOSTA DIRETTA: vendere casa con un'agenzia in Italia costa al venditore tra il 2% e il 4% del prezzo, più IVA al 22%. Su un immobile da 250.000 euro, al 3%, sono 9.150 euro IVA inclusa. Ai quali vanno aggiunti tra i 300 e i 700 euro di documenti obbligatori e, in alcuni casi, la tassa sulla plusvalenza. In Italia la stessa agenzia incassa anche da chi compra: è la struttura del mercato, non la scelta della singola agenzia.

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Risposta diretta

Vendere casa con un'agenzia costa tra il 2% e il 4% del prezzo, più IVA al 22%, a carico del venditore; l'acquirente paga una cifra analoga. Su una casa da 250.000 euro, al 3%, sono 9.150 euro IVA inclusa. Ma la provvigione è solo una delle tre voci: documenti obbligatori e tasse possono pesare altrettanto, e il costo più alto è quasi sempre un prezzo di partenza sbagliato.

Le tre voci di costo che esistono davvero

Quando cerchi quanto costa vendere casa trovi ovunque la stessa frase: "dal 2 al 4 per cento". È vera e non ti serve a niente, perché la provvigione è solo una delle tre voci, e non sempre è la più pesante.

La prima voce è la provvigione dell'agenzia. Nessuna legge la fissa: le tariffe professionali sono liberalizzate dal decreto Bersani del 2006, quindi qualunque percentuale tu legga è un dato di mercato, non un tariffario. Non esiste una statistica ufficiale italiana sulla provvigione media effettivamente praticata — né Nomisma, né Tecnoborsa, né l'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate la rilevano. Chi ti presenta il 3% come "la percentuale standard" ti sta riportando una consuetudine, non una norma.

La seconda voce sono i documenti. Qui c'è la cosa che un agente tradizionale non ti dice volentieri: se sei il proprietario dell'immobile, visura catastale e ispezione ipotecaria le scarichi gratis dal portale dell'Agenzia delle Entrate con le tue credenziali digitali. Gratis. Anche richiedendole come terzo, i tributi ufficiali sono di 1,35 euro per una visura catastale e 9,45 euro per un'ispezione ipotecaria telematica. Se qualcuno ti propone un pacchetto documenti da centocinquanta euro, ti sta vendendo il proprio tempo, non i tributi: quelli, sull'intera pratica, valgono dieci o venti euro.

L'unica voce documentale con un costo vero è l'attestato di prestazione energetica, obbligatorio per la vendita e a carico del venditore in base al decreto legislativo 192 del 2005. Costa tra i 130 e i 350 euro secondo la metratura. Non è la voce su cui risparmiare: l'atto stipulato senza APE allegato espone a una sanzione da 3.000 a 18.000 euro, e il solo annuncio pubblicato senza la classe energetica costa da 500 a 3.000 euro.

La terza voce è fiscale, e riguarda solo una parte dei venditori. Se vendi entro cinque anni dall'acquisto e l'immobile non è stato la tua abitazione principale per la maggior parte del periodo di possesso, il guadagno è una plusvalenza tassata: puoi chiedere al notaio l'imposta sostitutiva al 26%, ai sensi dell'articolo 67 del TUIR. Chi ha ricevuto l'immobile in eredità è sempre esente. Per gli immobili su cui è stato usato il Superbonus 110%, la legge di bilancio 2024 ha portato la finestra di tassazione a dieci anni dalla fine dei lavori.

Le voci di costo di una vendita immobiliare in Italia
Voce di costoA carico diImporto indicativoObbligatoria
Provvigione agenziaVenditore (e separatamente acquirente)2-4% del prezzo + IVA 22%No: si vende anche da soli
Attestato di prestazione energeticaVenditore130-350 €
Visura catastaleVenditoreGratis per il proprietario, 1,35 € per terziSì (di fatto)
Ispezione ipotecariaVenditoreGratis per il proprietario, 9,45 € per terziSì (di fatto)
Copia autentica atto di provenienzaVenditore35-60 €
Pratica di conformità catastale o urbanisticaVenditoreSolo in caso di difformità: oblazione da 1.032 € più tecnicoSolo se c'è difformità
Imposta sostitutiva sulla plusvalenzaVenditore26% del guadagnoSolo entro 5 anni e se non era prima casa
Spese notariliAcquirente

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Prima di decidere quale provvigione accettare, il punto di partenza è sapere quanto vale davvero il tuo immobile — perché un prezzo iniziale sbagliato costa più di qualsiasi commissione.

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La provvigione: cosa dice la legge, cosa succede nella pratica

Questo è il paragrafo da rileggere due volte, perché è il punto in cui quello che ti hanno raccontato è semplicemente falso.

L'articolo 1755 del codice civile dice che il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti, se l'affare è concluso per effetto del suo intervento, e che in mancanza di accordo la misura è determinata dagli usi o, in ultima istanza, dal giudice secondo equità. Due cose, quindi: paga chi vende e paga chi compra, e la percentuale non è scritta da nessuna parte.

Poi c'è il momento in cui il debito nasce, ed è qui che quasi tutti sbagliano. Ti hanno detto che la provvigione si paga al rogito. Non è così. La Corte di Cassazione lo ripete da vent'anni con orientamento costante: il diritto del mediatore sorge quando tra le parti si costituisce un vincolo giuridico che abilita ciascuna ad agire per l'esecuzione del contratto. In pratica, nel momento in cui firmi per accettazione una proposta d'acquisto irrevocabile completa di parti, immobile, prezzo e termini, il debito verso l'agenzia è già maturato. Anche se il rogito arriverà tra sei mesi. Anche se non arriverà mai perché l'acquirente si tira indietro.

Incassare al rogito è una concessione contrattuale dell'agenzia, non un tuo diritto. Il che significa che quello che ti protegge non è la legge, è la riga scritta nell'incarico che firmi. Se non c'è scritto che la provvigione è dovuta al rogito, non lo è.

Aggiungo una novità che quasi nessuno ha notato. Dal 12 gennaio 2025, per effetto della legge 203 del 2024, non è più obbligatorio indicare nell'atto notarile l'importo della provvigione: basta il riferimento al numero di fattura. È un passo indietro sulla trasparenza, e va nella direzione opposta a quella che stanno prendendo gli altri mercati.

L'anomalia italiana: perché paghi due volte

In Italia l'agenzia incassa da entrambe le parti della stessa transazione. È la norma, non l'eccezione, ed è quello che ti fa arrivare in fondo alla vendita avendo pagato tu e avendo pagato anche chi ha comprato casa tua.

Nel Regno Unito la provvigione media è dell'1,42% IVA inclusa secondo la rilevazione della HomeOwners Alliance di febbraio 2026, e la paga soltanto chi vende. Nei Paesi Bassi siamo intorno all'1,1%, sempre a carico del venditore, e chi compra ingaggia un proprio consulente solo se ritiene che gli serva. Sommando i due lati, in Italia l'intermediazione costa tre o quattro volte quello che costa in Inghilterra.

Negli Stati Uniti questo meccanismo è finito in tribunale. Nella causa Burnett contro la National Association of Realtors, il 31 ottobre 2023 una giuria federale del Missouri ha riconosciuto danni per 1,78 miliardi di dollari; il 15 marzo 2024 la NAR ha chiuso con una transazione da 418 milioni di dollari. Dal 17 agosto 2024 negli Stati Uniti il compenso destinato all'agente dell'acquirente non può più essere pubblicato sul database di categoria, e chi compra deve firmare un accordo scritto con il proprio agente, con l'importo indicato in cifra e la dicitura esplicita che le commissioni sono negoziabili e non fissate per legge. Ho raccontato per esteso come è andata a finire — e perché i prezzi non sono scesi come tutti si aspettavano — in questo articolo sulle provvigioni immobiliari.

E adesso la parte che riguarda me. Sarebbe comodo scrivere un articolo che denuncia il doppio incasso e non dichiarare il proprio listino. Il mio è questo: dal 3% al 4% a chi vende, dal 4% al 5% a chi compra, con una soglia minima di 5.000 euro, più IVA. Lavoro dentro lo stesso sistema che ti sto descrivendo, perché in Italia non esiste il modo di lavorare fuori: non c'è la figura dell'agente del solo acquirente, non c'è un database di categoria che separi i due compensi, e la riforma della legge 39 del 1989 in discussione in Parlamento tocca formazione e forma scritta ma non sfiora la questione delle provvigioni.

Quindi la domanda utile per te non è quanto paga anche l'altra parte. È: cosa ricevo io, in cambio di quello che pago.

Il conto vero su un immobile da 250.000 euro

Ecco il calcolo completo, con i miei numeri, così puoi rifarlo sulla tua casa cambiando una cifra.

Costi di vendita su un immobile da 250.000 euro
VoceAl 3%Al 4%
Prezzo di vendita250.000 €250.000 €
Provvigione7.500 €10.000 €
IVA 22%1.650 €2.200 €
Provvigione totale9.150 €12.200 €
Attestato di prestazione energetica250 €250 €
Visure catastali e ipotecarie (scaricate dal proprietario)0 €0 €
Copia autentica atto di provenienza50 €50 €
Totale costi di vendita9.450 €12.500 €
Incidenza sul prezzo3,78%5,00%
Netto in tasca al venditore240.550 €237.500 €

Il conto non comprende la plusvalenza, che riguarda solo chi vende entro cinque anni un immobile che non era la sua abitazione principale, e non comprende le spese notarili, che in Italia sono a carico di chi compra.

Va spiegata anche la soglia minima, perché è la voce che nessun competitor scrive e che cambia il conto sugli immobili piccoli. Sotto una certa cifra la percentuale produce un importo inferiore al minimo, e quindi si applica il minimo: con una provvigione al 3% questo accade sotto i 166.000 euro circa, al 4% sotto i 125.000 euro. Tradotto: su un monolocale da 90.000 euro non paghi 2.700 euro, ne paghi 5.000 più IVA, cioè il 6,8%. Su quella fascia di prezzo la percentuale è una misura che inganna, e chiedere l'importo in euro invece che in percentuale è la prima domanda da fare.

Prima di scegliere l'agenzia

Il numero da cui parte tutto non è la percentuale: è quanto vale davvero il tuo immobile. La valutazione è gratuita e comprende il sopralluogo.

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Cosa è negoziabile e cosa no

Tutto è negoziabile, perché non c'è nessuna tariffa. Ma l'ordine in cui negozi conta più di quanto negozi.

L'errore più costoso è aprire dalla percentuale. Un'agenzia che accetta di scendere al 2% nei primi dieci minuti, senza aver difeso il proprio prezzo di partenza, ti sta dicendo qualcosa su come difenderà il tuo davanti a un acquirente. Mezzo punto di provvigione su 250.000 euro vale 1.250 euro. Un prezzo di partenza sbagliato ne vale venti volte tanto.

Prima della percentuale ci sono tre cose che valgono di più. La prima è quando è dovuta la provvigione: fatti scrivere nero su bianco che matura al rogito e non alla proposta accettata, perché la legge dice il contrario e quella riga ti protegge da una vendita che salta dopo che hai già firmato. La seconda è la durata dell'incarico e il rinnovo tacito: sei mesi con rinnovo automatico e nessun risultato è la situazione in cui non vuoi trovarti, e la clausola di disdetta va guardata prima di firmare. La terza è cosa succede se il compratore lo porti tu: è una clausola che si negozia benissimo e che quasi nessuno chiede.

Poi c'è quello che non è negoziabile, e che se manca rende inutile qualunque sconto. Un'agenzia deve saperti dire su quali immobili comparabili ha costruito la valutazione, quante trattative ha chiuso nella tua zona negli ultimi dodici mesi, e come verifica che chi ti fa una proposta possa davvero pagarla. Quest'ultimo punto non è una formalità: secondo il sondaggio di Banca d'Italia, Agenzia delle Entrate e Tecnoborsa pubblicato il 12 agosto 2026, il 63% degli acquisti intermediati nel secondo trimestre è avvenuto con un mutuo, con un rapporto medio tra finanziamento e valore di circa il 78%. Significa che la solidità bancaria dell'acquirente è quasi sempre il vero fattore di rischio della tua vendita, e che una proposta accettata da chi la banca non finanzierà ti costa mesi.

Ultima cosa, e vale in euro: le visure scaricale tu, sono gratis. Se sono in preventivo, chiedi perché.

Quando vendere da soli ha senso davvero

Ci sono situazioni in cui l'agenzia non serve, e chi lavora in questo settore lo sa benissimo anche se preferisce non scriverlo.

Se hai già l'acquirente — un parente, un vicino, l'inquilino che ci abita, un collega che l'ha vista e la vuole — non stai comprando l'accesso al mercato. In quel caso l'unica cosa che ti serve è che il contratto sia scritto bene e che i documenti siano in ordine, e per quello bastano un notaio e, se ci sono difformità, un tecnico. Pagare una provvigione piena per formalizzare una trattativa che esisteva già è denaro buttato.

Se il tuo immobile è in una zona dove la domanda è molto superiore all'offerta, se hai tempo per gestire le visite, se hai già venduto casa almeno una volta e sai come si legge una proposta, la vendita fra privati funziona. Sono condizioni precise, non uno stato d'animo: le ho messe in fila una per una, insieme ai tre casi in cui vendere da soli costa più di quanto fa risparmiare, nell'articolo dedicato.

Quello che non funziona è la via di mezzo: mettere l'annuncio, aspettare due mesi, abbassare, aspettare ancora, e poi chiamare l'agenzia con un immobile che il mercato ha già visto e scartato. È lo scenario peggiore, perché arriva all'agenzia un prodotto invecchiato e arriva a te un prezzo più basso.

Il costo che nessuno mette in conto: il prezzo di partenza sbagliato

Torna al conto di prima. Su 250.000 euro la provvigione al 3% più IVA pesa il 3,66% del prezzo.

Adesso guarda il mercato. Nello stesso sondaggio di Banca d'Italia, Agenzia delle Entrate e Tecnoborsa del secondo trimestre 2026, lo sconto medio tra il prezzo richiesto e il prezzo di chiusura è stato del 7%, con il Nord-Est al 5% e il Sud e le Isole al 9%. Il tempo medio di vendita è di circa cinque mesi. Su 250.000 euro, il 7% sono 17.500 euro: quasi il doppio di quello che paghi all'agenzia, e nessuno lo tratta con la stessa attenzione.

Da qui esce il numero che dovresti tenere a mente per tutta la vendita: se sbagli il prezzo di partenza di più del 3,66%, hai già bruciato il risparmio di tutta la provvigione. Il 3,66% su 250.000 euro sono esattamente 9.150 euro. E sbagliare del 3,66% è facilissimo, perché nessuno mette in vendita la propria casa sottostimandola.

Il meccanismo è questo, e non ha niente di emotivo. I primi trenta o quaranta giorni sono quelli in cui l'annuncio viene visto dal maggior numero di persone realmente in cerca. Se il prezzo è fuori mercato del 10%, quelle persone non chiamano — non trattano, non fanno un'offerta bassa: passano oltre. Quando due mesi dopo abbassi, l'immobile non torna nuovo: è un annuncio vecchio, e chi lo guarda si chiede cosa non va. Il ribasso successivo non ti riporta al valore, ti porta sotto. E la provvigione che avevi negoziato con tanta cura, nel frattempo, è diventata la voce meno rilevante del conto.

Per questo l'unica cosa che ha senso fare prima di scegliere l'agenzia, prima di trattare la percentuale, prima persino di decidere se vendere da solo, è sapere quanto vale davvero il tuo immobile — e diffidare di chi ti dà il numero più alto, che è il modo più vecchio del mestiere per prendere un incarico che poi non si vende. Come funziona la valutazione gonfiata l'ho spiegato qui.

Fonti

  • Codice civile, articoli 1754 e 1755 (mediazione e provvigione).
  • Decreto legge 223/2006 convertito in legge 248/2006, cosiddetto decreto Bersani (liberalizzazione delle tariffe professionali).
  • Decreto legislativo 192/2005 e successive modifiche (obbligo di attestato di prestazione energetica e sanzioni).
  • Legge 203/2024, in vigore dal 12 gennaio 2025 (indicazione della provvigione nell'atto notarile).
  • Testo unico delle imposte sui redditi, articolo 67; legge di bilancio 2024 per il regime degli immobili con Superbonus (plusvalenza e imposta sostitutiva al 26%).
  • Agenzia delle Entrate, tributi speciali catastali e ipotecari; servizio di consultazione gratuita per i titolari di diritti reali.
  • Banca d'Italia, Agenzia delle Entrate e Tecnoborsa, Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia, secondo trimestre 2026, pubblicato il 12 agosto 2026 (sconto medio del 7%, tempi di vendita di circa cinque mesi, 63% degli acquisti con mutuo, rapporto prestito/valore di circa il 78%).
  • HomeOwners Alliance, rilevazione sulle commissioni degli estate agent nel Regno Unito, febbraio 2026 (1,42% IVA inclusa).
  • Burnett v. National Association of Realtors, verdetto della giuria federale del Missouri del 31 ottobre 2023; accordo transattivo NAR del 15 marzo 2024 per 418 milioni di dollari; nuove regole in vigore dal 17 agosto 2024.
  • Listino provvigionale dichiarato da Charlie Cinolo, 2026: 3-4% lato venditore, 4-5% lato acquirente, soglia minima 5.000 euro, oltre IVA.

Domande frequenti

Quanto costa vendere casa con un'agenzia immobiliare?

In Italia la provvigione va dal 2% al 4% del prezzo di vendita, più IVA al 22%, ed è dovuta sia dal venditore sia dall'acquirente. Su una casa da 250.000 euro, al 3%, il venditore paga 9.150 euro IVA inclusa. Aggiungendo attestato di prestazione energetica e documenti, il costo complessivo si aggira sui 9.450 euro, pari al 3,78% del prezzo.

Chi paga la provvigione all'agenzia immobiliare?

La pagano entrambe le parti. L'articolo 1755 del codice civile stabilisce che il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti, se l'affare è concluso per effetto del suo intervento. È una struttura diversa da quella britannica, dove la provvigione media è dell'1,42% ed è a carico del solo venditore, e da quella olandese, dove chi compra paga un proprio consulente solo se sceglie di incaricarlo.

Quando si paga la provvigione: alla proposta accettata o al rogito?

Per legge il diritto dell'agenzia sorge già con l'accettazione di una proposta d'acquisto irrevocabile e completa, non al rogito: è l'orientamento costante della Corte di Cassazione sull'articolo 1755 del codice civile. Il pagamento differito al rogito è una concessione contrattuale dell'agenzia, non un obbligo. Per questo il momento del pagamento va scritto espressamente nell'incarico di mediazione.

Esiste una percentuale fissata per legge per le agenzie immobiliari?

No. Le tariffe professionali sono liberalizzate dal decreto Bersani del 2006 e nessuna norma fissa la percentuale. L'articolo 1755 del codice civile prevede che, in mancanza di accordo tra le parti, la misura della provvigione sia determinata dagli usi locali o, in ultima istanza, dal giudice secondo equità. Non esiste nemmeno una statistica ufficiale sulla provvigione media effettivamente praticata in Italia.

Quanto prende l'agenzia su una casa di piccolo valore?

Quasi sempre più di quanto suggerisca la percentuale, perché scatta la soglia minima. Con una provvigione al 3% e un minimo di 5.000 euro, la soglia diventa rilevante sotto i 166.000 euro circa: su un immobile da 90.000 euro il costo non è 2.700 euro ma 5.000 più IVA, cioè il 6,8% del prezzo. Su questa fascia conviene farsi indicare l'importo in euro e non in percentuale.

Quali documenti servono per vendere casa e quanto costano?

Servono attestato di prestazione energetica, visura catastale, ispezione ipotecaria, planimetria e atto di provenienza. L'APE costa tra 130 e 350 euro ed è obbligatorio a carico del venditore. Visura catastale e ispezione ipotecaria sono gratuite se richieste dal proprietario tramite il portale dell'Agenzia delle Entrate; per i terzi i tributi sono di 1,35 e 9,45 euro. La copia autentica dell'atto costa tra 35 e 60 euro.

Si pagano tasse quando si vende casa?

Solo in alcuni casi. La plusvalenza è tassata se l'immobile viene venduto entro cinque anni dall'acquisto e non è stato abitazione principale del venditore per la maggior parte del periodo di possesso: si può optare per l'imposta sostitutiva del 26% chiedendola al notaio prima della stipula, ai sensi dell'articolo 67 del TUIR. Gli immobili ricevuti in eredità sono sempre esenti. Per gli immobili con Superbonus 110% la finestra è di dieci anni dalla fine dei lavori.

Conviene trattare sulla percentuale di provvigione?

Conviene, ma non per prima. Mezzo punto su 250.000 euro vale 1.250 euro; un prezzo di partenza sbagliato del 7% ne vale 17.500. Prima della percentuale vanno negoziati il momento in cui la provvigione è dovuta, la durata dell'incarico con l'eventuale rinnovo tacito e cosa succede se l'acquirente lo porti tu. Poi si discute il prezzo del servizio.

Quanto chiede un'agenzia immobiliare per la vendita di una casa?

Tra il 2% e il 4% del prezzo di vendita più IVA al 22%, a carico del venditore, e una cifra analoga a carico dell'acquirente. Non esiste un tariffario: la percentuale è negoziabile e cambia per zona e per fascia di prezzo, con punte più alte nei centri minori e percentuali più contenute sul lusso e nelle grandi città. Su una casa da 250.000 euro, al 3%, il venditore paga 9.150 euro IVA inclusa.

Vendere casa tramite agenzia: quanto costa in totale?

Su un immobile da 250.000 euro il conto completo per il venditore è di circa 9.450 euro: 9.150 di provvigione al 3% IVA inclusa, più 130-350 euro di attestato di prestazione energetica e 35-60 euro di copia autentica dell'atto di provenienza. Sono circa il 3,78% del prezzo. A questi si aggiunge, in alcuni casi, l'imposta sulla plusvalenza.

Quali sono i costi per vendere casa oltre alla provvigione?

L'attestato di prestazione energetica, obbligatorio, costa tra 130 e 350 euro. La copia autentica dell'atto di provenienza tra 35 e 60 euro. Visura catastale e ispezione ipotecaria sono gratuite per il proprietario. Se l'immobile è stato acquistato da meno di cinque anni e non è stato adibito ad abitazione principale, si aggiunge la tassa sulla plusvalenza, con imposta sostitutiva al 26%.

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Charlie Cinolo

Scritto da

Charlie Cinolo

Co-Amministratore e Direttore Commerciale Italia di Casavo · agente immobiliare abilitato

Imprenditore immobiliare. Ha fondato ClientiCasa.it nel 2017, diventata poi Facile Immobiliare, e Casando Agency, acquisita da Casavo nel 2026. Autore di Non Volevo Perdere e Vendi Bene la Tua Casa.

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